Adattarsi senza snaturarsi: come scegliere gli strumenti giusti in base al cliente

Foto di una cassetta degli attrezzi

Gestire clienti diversi, con esigenze e strumenti diversi, è una delle sfide quotidiane di chi lavora da freelance o come Assistente Virtuale.

Ogni nuova collaborazione è una storia a sé.

C’è il cliente che arriva nel caos totale e ti chiede aiuto per mettere ordine.
C’è quello che ha già tutto impostato — cartelle, tool, procedure — e vuole solo che tu ti integri nel suo sistema.
E poi c’è il terreno di mezzo, il più frequente: un’organizzazione “mezzo e mezzo”, che funziona a modo suo ma ha bisogno di una revisione.

Spesso il successo (o l’insuccesso) di una collaborazione non dipende tanto dagli strumenti che scegli, quanto da come li introduci e da quanto il cliente è davvero disposto a cambiare.

 

Tre scenari tipici

Negli anni mi sono trovata davanti a tre tipologie di clienti, ognuna con le sue sfide e opportunità.

Il cliente da “zero organizzazione”

Ha bisogno di un sistema da costruire da capo. In questo caso il tuo ruolo è anche quello di formatore: devi spiegare, accompagnare e far comprendere il perché di certe scelte.

Il cliente già organizzato

Ha un suo metodo, non sempre efficiente, ma consolidato. Qui servono empatia e flessibilità: il segreto è integrarsi nel suo flusso di lavoro senza stravolgerlo.

Il cliente “ibrido”

Ha strumenti e procedure, ma li usa in modo disordinato o incoerente. La chiave, in questo caso, è l’ottimizzazione: semplificare, non aggiungere complessità.

 

Leggere la disponibilità al cambiamento

Molti clienti dicono di voler migliorare, ma non sempre sono pronti a cambiare abitudini.
Lo verifico spesso quando propongo di introdurre un nuovo strumento o metodo di lavoro: al di là della disponibilità iniziale, è importante capire se sono davvero disposti ad adattarsi nel tempo.

Faccio attenzione ai piccoli segnali di resistenza: task dimenticati, e-mail al posto dei messaggi nel tool, file condivisi mai aperti…

Capire fino a che punto spingersi nel proporre strumenti digitali è una forma di ascolto attivo: significa conoscere la persona oltre il ruolo.

 

Adattarsi al cliente, senza perdere metodo

In situazioni che richiedono un certo grado di flessibilità, è importante ricordare che adattarsi non significa improvvisare.

Serve mantenere una struttura di base — il proprio “metodo” — ma saperla declinare in base al contesto, alle abitudini e alla maturità digitale del cliente.

A volte, usare bene un foglio condiviso su Drive vale più che imporre un Asana che nessuno aprirà.

 

La dimensione psicologica della collaborazione

La parte legata a strumenti e procedure è solo la punta dell’iceberg.
Dietro ogni sistema organizzativo ci sono abitudini, resistenze, paure, mancanza di tempo o di controllo.
Capire questi aspetti aiuta a impostare la collaborazione in modo realistico e sostenibile.

In fondo, non esiste un metodo valido per tutti: esiste un equilibrio da costruire insieme, con empatia, chiarezza e metodo.

Stefania
Stefania
Ciao, sono Antonella Cafaro e mi occupo di assistenza virtuale. Aiuto professionisti e imprenditori a risparmiare tempo, crescere e raggiungere i loro obiettivi godendosi la loro attività mentre io mi occupo del resto e supporto le donne che vogliono diventare assistente virtuale con un percorso di orientamento e mentoring.
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